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La legge italiana sulla detenzione di animali pericolosi parla chiaro : alcune specie non possono essere ospitate nella case dei cittadini .

Questo soprattutto per preservare l’incolumità delle persone. 

La situazione per quanto riguarda l ‘ acquariologia però è quanto mai controversa .

Il decreto emanato nel 1996 del Ministero dell’Ambiente che elenca le “ specie che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione “ fa riferimento , infatti ai soli mammiferi .

Per quanto riguarda i pesci le leggi sono poche o nulle .

Per tale motivo è possibile trovare in commercio esemplari potenzialmente pericolosi , come le specie della famiglia degli Scorpenidi o le razze di acqua dolce che possono infliggere lesioni di vari gravità all’acquariofilo inesperto.

Tra gli Scorpenidi sicuramente la specie più commercializzata è Pterois volitans noto anche col nome di pesce cobra e pesce leone che proviene dalle barrire coralline dell’Indo-Pacifico .

Esso è dotato sulle pinne anali e dorsali di un apparato velenifero munito di spine che funzionano come vere e proprie siringhe che iniettano la sostanza tossica , solitamente sulle mani .

Il veleno, composto da vari principi tra i quali l’acetilcolina , causa generalmente una sintomatologia localizzata di intensità variabile .

In casi rari può dare problemi più estesi o perfino la morte dell’individuo .

Le razze sudamericane del genere Potamotrygon sono ben più velenose , infatti vengono spesso vendute con gli aculei incappucciati con plastica .

Le loro ferite sono spesso profonde e fra gli indios sudamericani sono una delle principali cause di morte da animali selvatici .